Da un po' di tempo contestare qualche big della politica diventa sempre più complicato e se ci provi devi mettere in conto che qualcuno finisce in questura... Se con Veltroni è toccato a una persona, con Berlusconi a due, un ragazzo e un signore di 65 anni che passava per caso di lì.

L'appalto al Dal Molin l'hanno vinto la Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna e la CMC di Ravenna. Solo la parola Vergogna può esprimere questa situazione...

Se il mandato di perqusizione domiciliare utilizzato ieri ai danni di tre "tosi" del presidio fosse la trama di una spy story, ci troveremo di fronte a un filmaccio di pessima qualità. Più che altro si potrebbe parlare di un film comico, peccato invece che sia tutto vero. L'assemblea straordinaria di ieri sera ha dimostrato che questa montatura costruita ad arte non ci sta minimamente spaventando, anzi ci ha reso ancora più determinati. Le facce altamente indignate viste ieri sera, gli interventi di solidarietà, ma soprattutto il caldo e lungo applauso con cui sono stati accolti i tre perquisiti valgono più di tante parole. Questi provvedimenti hanno dato più forza e hanno compattato ancora di più il presidio.
Quello che è successo ieri è un film già visto parecchie volte, però è giusto raccontarlo per bene, in modo tale che chi oggi legge i giornali o vede le tv locali non creda alle fantasie di una magistratura berica, che si è messa a fare politica. Ricordiamo infatti che il Pm è PECORI, il padre del candidato sindaco dell'Udc, Massimo Pecori, e che queste perquisizioni arrivano casualmente in piena campagna elettorale, dopo che lo stesso Pecori aveva inviato due giorni dopo la presentazione della lista Vicenza Libera 30 denunce per l'occupazione della Prefettura. Veniamo però ora ai fatti...

A luglio dell'anno scorso, forse la notte tra il 4 e il 5 luglio, è avvenuto una sottospecie di attentato all'oleodotto militare nella zona di Polegge. Un "attentato" così pericoloso che nessuno se ne è accorto. Infatti una ventina di giorni dopo arriva alla stampa locale un dvd con un filmato di rivendicazione di questa azione da parte del sedicente "team antimperialista". Quindi non si sa con precisione quando sia avvenuto questo attentato, sempre che di attentato si possa parlare, visto che il video mostra una specie di pentola da cui fuoriesce una fiammata.  Già questo fa pensare a una cosa buttata là per screditare e mettere dubbi sul nostro movimento. Sembra abbastanza arduo pensare che chi vuole fare un attentato rimane sul posto a filmare la scena, uno perchè potrebbe rischiare di rimanere ferito e secondo, perchè di solito si fugge via per non farsi beccare. Pare chiaro che ci troviamo di fronte a una buffonata. Nonostante ciò partono le indagini...

Il 10 marzo da una falla dell'oleodotto militare a Cavazzale si riversano litri su litri di cherosene nel Bacchiglione. Viene considerato il più grande disastro ambientale mai capitato a Vicenza. Nonostante ciò, questo incidente viene minimizzato dalle autorità e stampa locali e la notizia scompare presto dai giornali. Nessuno prende posizioni, la dinamica e le responsabilità non vengono chiarite. Gli americani non si degnano neanche di chiedere scusa alla città. Gli unici che in città portano avanti una campagna di denuncia, di informazione siamo noi del presidio. Organizziamo gazebi in città, diamo via migliaia di volantini sulla questione, mostriamo foto, facciamo annusare l'acqua al cherosene, decidiamo di fare anche un esposto alla magistratura.

Il 15 marzo viene presentata pubblicamente la lista Vicenza Libera No Dal Molin, che correrà alle elezioni comunali.

Due giorni dopo, puntuali come un orologio svizzero, arrivano 30 denunce a carico di uomini e donne del presidio per l'occupazione della Prefettura del 16 gennaio scorso. Non si capisce come mai in Prefettura sono entrate 24 persone, però ne vengono denunciate 30. Anche qui i capi d'imputazione sfiorano il ridicolo: danneggiamento aggravato, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico ufficio. A firmare queste denunce ovviamente Pecori, padre di Massimo, candidato sindaco dell'Udc. A rendere il tutto ancora più grave è che negli atti pubblici c'è un'appunto a penna probabilmente scritto dal procuratore capo Salvarani dove c'è scritto "FORSE E' NECESSARIO DARE UN SEGNALE, PERCHE' I LIMITI SONO STATI SUPERATI". Ma un magistrato non dovrebbe limitarsi ad accertare le responsabilità dei reati? 

Ieri infine le perquisizioni. Gli indizi sono assurdi. Una è sospettata perchè ha visitato il sito del centro studi per la Pace di Trieste. Questo è un indizio, perchè Andrea Licata, ha ricevuto il dvd di rivendicazione. Come si fa a definire questo un indizio credibile? Allora tutti quelli che hanno consultato il sito internet del Giornale di Vicenza (altro destinatario del dvd) nel luglio scorso e magari è pure contro la base allora è sospettato. Siccome la sospettata è "fidanzata" con un videomaker, allora lui è stato l'autore del video. Peccato che, come si legge anche dalla stampa locale di oggi, i due si siano conosciuti a settembre, cioè due mesi dopo il presunto attentato. Il terzo sospettato è indiziato, perchè ha fatto una telefonata la notte del presunto attentato, rilevata dalla centralina della Strada Pasubio, cioè ad oltre 3-4 km da dove è avvenuto il pseudo attentato. Questo vuol dire che chiunque quella notte abbia fatto una telefonata nel raggio di 3-4 km dalla Strada Pasubio può essere sospettato, quindi per capirci anche se uno era in Piazza dei Signori. Ovviamente il fatto che quest'ultimo fosse amico dei due e tutti e tre sono attivi all'interno della lotta del presidio sono prove schiaccianti.

Il nostro è un movimento che si è sempre caratterizzato per aver fatto tutto alla luce del sole, mettendo in gioco le nostre facce ed assumendoci sempre le responsabilità per le azioni che abbiamo commesso. Per questo è un'offesa e una vergognosa provocazione. Noi andiamo avanti e già oggi alle 17 ci troveremo tutti davanti alla Prefettura per consegnare le oltre 6000 firme raccolte in un giorno in solidarietà alla lotta del presidio. Un consiglio a Pecori: lascia perdere le spy story e i thriller politici, non hai proprio la stoffa...

Alcuni militanti del Presidio Permanente contro la costruzione della nuova base Usa stanno subendo, in questi minuti, una perquisizione da parte delle forze di polizia.

Nei giorni in cui il Presidio denuncia con forza il disastro provocato dall’incidente all’oleodotto militare La Spezia – Aviano dello scorso 10 marzo, qualcuno ha pensato bene di rispolverare l’attentato avvenuto dieci mesi fa alla stessa struttura e di puntare il dito contro che si batte per difendere Vicenza. Abbiamo il sospetto che non sia una coincidenza.

A breve sarà convocata una conferenza stampa.



Presidio Permanente, Vicenza, 27 marzo 2008

Martedì 25 marzo, ore 21.00, P.za dei Signori

 

Vogliamo essere una lista fuori dal comune. Per questo martedì 25 marzo, alle ore 21.00, terremo un’assemblea pubblica sotto le finestre del Municipio, in Piazza dei Signori. Non un comizio, perché non dobbiamo convincere nessuno, ma un’assemblea, perché vogliamo partecipare tutti.

 

Un megafono, qualche sedia e tante buone idee che ognuno potrà portare. Parleremo dell’incidente all’oleodotto militare, di partecipazione e autogoverno, delle necessità di questa città.

La crisi della rappresentanza si esplicita nel dover scegliere “il meno peggio”; noi vogliamo ribaltare lo schema: non più i cittadini che delegano un candidato, ma i candidati che ascoltano e si confrontano con i cittadini; in un’assemblea alla pari, senza relatori, tavoli o palchi rialzati.

 

Ci metteremo in cerchio e discuteremo. La Sala Bernarda è troppo stretta per ospitare tutta la partecipazione di questa città: noi vogliamo portare il consiglio in piazza.  Vicenza libera di decidere il proprio futuro.

 

Vicenza libera, 21 marzo 2008

 

www.vicenzalibera.it

Dopo la presentazione della lista davanti alla stazione di pompaggio dell'oleodotto di Polegge, sono stati aperti alcuni siti internet dove poter leggere il programma e trovare tutte le varie iniziative.

www.vicenzalibera.it

www.myspace.com/vicenzalibera 

Sono passati oramai 10 giorni dall'incidente all'oleodotto militare a Cavazzale ed è già calato il silenzio su questa vicenda, come se tutto fosse apposto, tutto normale e il cherosene fosse solo un brutto ricordo. Purtroppo invece è ancora realtà. L'Astichello è ancora oggetto di bonifica, ci sono le barriere per assobirlo. C'è ancora la puzza di cherosene. Martedì sera in assemblea girava un'ampolla con l'acqua dell'Astichello prelevata il 16 marzo. L'odore era forte. Per le autorità locali, per la stampa, per Costa, per gli esponenti politici cittadini invece sembra che non sia successo nulla. Ci troviamo di fronte a un vergognoso tentativo di insabbiare tutto per non far emergere le responsabilità americane e i danni che possono provocare al territorio le installazioni militari. Venerdì mattina scorso gli studenti volevano andare in corteo davanti alla Ederle. La questura l'ha vietato, dando una prescrizione che imponeva agli studenti di arrivare in via Fabiani, cioè un chilometro prima. Esprimere dissenso e chiedere l'assunzione di responsabilità agli americani in questa città è vietato. Alla faccia della democrazia e della trasparenza. Gli studenti allora sono andati sotto la Prefettura, sono stati ricevuti dal viceprefetto, che li ha presi in giro, minimizzando il tutto e senza dare alcuna risposta ai numerosi quesiti posti. Per questa ragione sabato 22 marzo saremo in parecchi punti della città con gazebi informativi. Ci saranno foto, volantini, testimonianze, perchè bisogna assolutamente rompere questo silenzio. Ne va della nostra salute...
Questa mattina Veltroni è venuto a Vicenza per la sua campagna elettorale. Non è stata una visita tranquilla tra ali di sostenitori festanti. Oltre ai soliti fans di Veltroni, ce n'era un gruppetto un po' particolare: i Panzer Divisionen venuti a chiedere a Veltroni più cherosene, il Dal Molin, MA ANCHE una base militare della marina al lago di Fimon e più guerra, perchè a Vicenza non ci accontentiamo della Ederle, del Dal Molin, della Pluto e della Fontega. I Panzer Divisionen non sono stati fatti entrare all'auditorium Cannetti nonostante fossero vestiti bene e volessero ricordare a Walter che "un altro disastro ambientale si può fare". Veltroni ha pensato bene, quando è arrivato, di correre dentro subito al Cannetti senza nemmeno salutare i fans. I Panzer Divisionen non si sono persi d'animo e hanno aspettato con pazienza l'uscita del loro idolo. In Piazza Matteotti era parcheggiato il pullman di Veltroni, MA ANCHE un altro pullman pubblicitario. C'erano un po' di fans veltroniani, MA ANCHE tanta polizia. Verso le 11.15 si intravede uscire dal teatro olimpico una folla di giornalisti, vuol dire che c'è anche Walter. Mentre i fans ultracinquantenni di Veltroni si preparavano a festeggiare il suo passaggio, due persone del presidio, facendosi beffa del servizio di sicurezza, riescono a salire sul pullman di Veltroni. Non solo sono saliti, MA ANCHE si sono seduti attendendo l'arrivo del leader del Pd per avere un incontro. Invece di Walter salgono sul pullman carabinieri e poliziotti in borghese che con le maniere forti e la violenza portano fuori di peso i due manifestanti. Non è vero come stanno gestendo i media, che non sono riusciti a salire sul pullman, sono saliti eccome rimanendoci alcuni minuti. Uno dei due c'ha rimesso la giacca, strappata dalle forze dell'ordine. Alla richiesta di "liberare" il manifestante trattenuto, la polizia ha risposto con spintoni, calci e pugni, allontanando i manifestanti. Poi ci si è messi davanti alla macchina della Digos per impedire che il manifestante fosse portato in questura e anche qui spintoni e strattonamenti. Ecco ancora una volta la dimostrazione della concezione del Pd di democrazia: botte e una persona portata in questura. Ci siamo immediatamente recati tutti fuori dalla Questura per richiedere il rilascio immediato e dopo circa un'ora il manifestante è stato rilasciato. La giornata  non è conclusa qui: tutti alle 20.30 in prefettura contro il disastro ambientale dell'oleodotto.
Ieri mattina alle 7 l'oleodotto militare che porta il carburante per aerei militari che da La Spezia va ad Aviano a Cavazzale a causa di una falla ha cominciato a perdere ettolitri di cherosene, che si sono propagati nell'ambiente circostante, contaminando l'Astichello e poi il Bacchiglione. Chi ieri pomeriggio passava dalle parti di Ponte Pusterla o Ponte degli Angeli poteva sentire un odore insopportabile di nafta. Di fronte a un disastro ambientale di tali porzioni ti aspetteresti che la popolazione venga immediatamente avvisata, che le squadre di pronto intervento siano reattive ed efficaci. Invece nulla di tutto questo. Sono stati i cittadini di Cavazzale ad allertare i vigili del fuoco e solo dopo l'intervento anche del sindaco di Monticello Conte Otto si sono accorti che c'era una perdita di cherosene. Intanto questo liquido altamente inquinante si riversava a fiumi nel Bacchiglione. La vergogna è stata che solo alle 19, cioè 12 ore dopo l'accaduto, la notizia è trapelata dalla stampa. I giornali di oggi hanno avuto un profilo basso e solamente oggi ad esempio le tv locali si stanno occupando della vicenda. Un danno ambientale ed economico enorme, pensate a quanto costerà la bonifica. Non serve fare tanti ragionamenti e giri di parole, questa è la dimostrazione di cosa vuol dire la presenza militare in una città. Ora ci troviamo con un fiume inquinato, senza dimenticare che a Cavazzale e zona di falda acquifera, ma sarebbero questi i benefici e i zero rischi per l'ambiente di cui parlava Costa? E' possibile poi lasciare all'oscuro un'intera città per oltre 12 ore di fronte a questa vergogna? Sarebbe questo il modo trasparente di gestire tutto quello che riguarda la base militare?

Rompere i meccanismi della rappresentanza; sostituire la delega con la partecipazione diretta; costruire forme di condivisione che evidenzino l’ipocrisia degli spot elettorali. Una lista di donne e uomini per aprire un nuovo percorso politico di partecipazione: sarà questa la presenza all’interno della campagna elettorale di coloro che a Vicenza hanno scelto la mobilitazione contro l’imposizione.

Una lista che non è un fine, bensì un mezzo: non corriamo per conquistare il Palazzo, ma per sperimentare forme altre di autogoverno e autogestione. In queste settimane, per descriverci il percorso che abbiamo fatto, abbiamo usato la metafora della chiocciola: lenti, ma sempre in movimento; riflessivi, ma con un grande bagaglio di esperienze, sensibilità, diversità che ci portiamo sempre sulle spalle.

Abbiamo discusso in modo permanente, trovandoci la sera e riconvocandoci il giorno successivo; abbiamo ascoltato cosa aveva da dirci Vicenza, senza costruire eventi mediatici ma sfruttando i gazebo della raccolta firme: perché ascoltare è diverso dal fare propaganda. Ci siamo chiesti che significato ha la crisi della rappresentanza, come dovrebbe comportarsi un consigliere comunale, quali contenuti dovrebbe avere un programma.

Ne abbiamo concluso che un programma non è un testo, ma un percorso; che la crisi della rappresentanza nasce dai processi di delega; che un consigliere comunale dovrebbe essere al servizio di molti e non in rappresentanza di alcuni. Abbiamo deciso di metterci in gioco ancora una volta, dicendoci che abbiamo ancora tanto da imparare, una lunga strada da fare. Vogliamo provare a costruire collettivamente pratiche di gestione collettive della nostra comunità; la nostra non sarà una lista di persone, ma un intreccio di pensieri.

Abbiamo saputo dar vita al Presidio Permanente, spazio di diversità e confronto, ma soprattutto di partecipazione; abbiamo dimostrato che condividere è possibile: ora portiamo la nostra sfida nel campo di coloro che più ci sono lontani. Vogliamo mettere in discussione il monopolio del potere decisionale fondato sulla delega: perché partecipare non solo è democrazia, ma è anche vita.

Presidio Permanente, Vicenza, 6 marzo 2008

6178 firme sono state raccolte sabato scorso nei vari gazebi sparsi in città, ma anche in provincia. A parte il numero elevato, il dato interessante è che non sono 6178 firme generiche contro il Dal Molin, ma sono 6178 firme di condivisione di un percorso, di assunzione collettiva di responsabilità di essere colpevoli di difendere questa città. Nei vari gazebo c'era la fila per firmare, le persone venivano spontaneamente al gazebo, insomma dalla Lobbia a Bertesinella lo scenario era sempre lo stesso. 6178 raccolte in un giorno che dimostrano che non è assolutamente vero che il presidio è isolato dalla città, che è un luogo frequentato da 300 estremisti, rappresenta invece una realtà molto radicata nel territorio cittadino. Ulteriore dimostrazione che questa città la base non la vuole. La giornata di sabato è stata anche un'ottima prova di "macchina organizzativa", difficilmente a Vicenza si sono visti partiti, movimenti in grado di tenere dalla mattina al tardo pomeriggio oltre 30 gazebi contemporaneamente!
ci scusiamo con tutti i lettori del blog del presidio, ma a causa di qualche problema tecnico non siamo più riusciti ad aggiornarlo, ora dovrebbe essere tutto ok. Un mesetto di assenza dove siamo stati davanti al villaggio americano in oltre 300 il 26 gennaio nella giornata internazionale contro la guerra. Un periodo dove sono comincati ad arrivare i primi atti intimidatori della magistratura, a cui abbiamo risposto, non solo noi, ma la città con una bella e partecipata fiaccolata il 14 febbraio scorso. Un periodo in cui se ne è andato il Governo Prodi, e il nostro sindaco Hullweck si è dimesso, insomma siamo riusciti a resistere un minuto di più di loro. Ora per fare l'enplein bisogna resistere un minuto in più dell'idea del Dal Molin trasformato in base militare. Intanto sabato 23 febbraio in città e provincia ci saranno oltre 30 gazebi per raccogliere firme sia in solidarietà con chi ha ricevuto gli avvisi di garanzia, ma sia per rivendicare che siamo un po' tutti colpevoli di difendere questa città.
Dopo l'occupazione della prefettura di mercoledì 16 gennaio i festeggiamenti per un anno di presidio sono continuati nel fine settimana. Intanto venerdì sera una partecipatissima cena organizzata da FornaciMordaci intitolata "Resisteremo un menu in più". Ottimo il menu che prevedeva come antipasto il Pan degli Egizi, come primo la Ribellita e come secondi fariNATO al broccolo fiolaro (per la salvaguardia del glocale), insalata di rinforzo, quattro Sarli in padella e polenta della leghista incattivita. Sabato era poi la giornata nazionale del Patto di Mutuo Soccorso in solidarietà con la Campania. Noi come presidio abbiamo organizzato un'iniziativa all'aeroporto Dal Molin con il ragionamento che il miglior modo per portar solidarietà ai campani è quello di continuare la propria nel territorio. Visto che sono riprese le bonifiche all'interno del Dal Molin, abbiamo pensato bene di andare a bonificare l'area del parco pubblico andando a levare tutto quello che aveva a che fare con il militare. In circa 200 verso le due e mezza siamo arrivati all'entrata di Viale Sant'Antonino, abbiamo accompagnato il furgone lungo la rete fino ad arrivare davanti alle piante che abbiamo piantato il 15 settembre scorso. E' stato appeso uno striscione di nylon sulla rete, sono stati disegnati degli alberi e il portone d'ingresso del "giardino della Pace". Contemporaneamente alcuni operai dell'AltroComune hanno iniziato le operazioni di bonifica tagliando il filo spinato sopra la rete per alcuni metri. Questa ennesima azione pacifica si è svolta con uno schieramento di forze dell'ordine esagerato. All'interno del Dal Molin all'altezza della pista erano schierati i militari dell'aeronautica assieme agli idranti e reparti delle forze dell'ordine. Queste erano presenti però anche all'esterno dell'area dalla parte dell'entrata civile con tanto di mezzo blindato dei carabinieri e sia dalla parte verso il semaforo con Viale del Verme a chiuderci. Finita l'iniziativa siamo tutti tornati indietro al presidio anche  perchè alle 17 si è svolto un incontro organizzato dal gruppo donne con una filosofa. In serata a chiudere i festeggiamenti del  compleanno del presidio il concerto degli Skaartcrew.
Abbiamo festeggiato il compleanno del presidio alla nostra maniera: andando ad occupare la Prefettura, ossia l'ufficio territoriale del Governo. Abbiamo scelto la Prefettura il 16 gennaio non a caso, ma appunto perchè un anno fa Prodi da Bucarest disse Sì al Dal Molin. Un'azione per dire che a un anno di distanza siamo ancora qua e non molliamo, nonostante Costa & Co. dicano che ci sono tutte le autorizzazioni, che il progetto va avanti. L'azione si è svolta con un blitz di una trentina di persone che è entrata tutta assieme dentro l'androne della Prefettura, poi velocemente si è diretta verso le scale, qui ha trovato un tentativo di opposizione da parte di qualche agente di polizia, ma con tranquillità e determinazione tutti sono riusciti ad incatenarsi lungo la rampa delle scale sulla ringhiera. Tutto ciò nonostante un atteggiamento un po' provocatorio delle forze dell'ordine. La situazione si stabilizza una volta che si è tutti seduti. Il passaggio lungo le scale non viene ostruito, vengono esposte delle bandiere No dal Molin. Nel frattempo all'esterno arriva subito una cinquantina di manifestanti che si posizionano davanti al portone della Prefettura ed attacano uno striscione "Prodi stiamo arrivando". Infatti questa è l'inizio di una serie di iniziative che il presidio ha intenzione di compiere in questi mesi con la volontà di contestare i vari responsabili di questa vicenda. Arrivano i rinforzi della polizia, arriva il nuovo questore, la digos, i funzionari di piazza. Si apre un minimo di confronto, ma sembra che non ci siano molti margini: le forze dell'ordine vogliono sgomberare. Vengono tutti identificati e vengono fatti entrare i carabinieri in tenuta antisommossa da un'entrata secondaria, avviene così lo sgombero. La trentina di No Dal Molin viene fatta uscire dal portone principale. A questo punto spontaneamente di sceglie di muoversi in corteo per le vie del centro nonostante la pioggia battente. Si va verso Piazza Matteotti e si blocca Ponte degli Angeli, mandando in tilt la circolazione in un orario di punta. Dopo una mezz'oretta si scioglie il blocco, si va tutti a casa ad asciugarsi, perchè poi alla sera c'è l'appuntamento al presidio per festeggiare un anno di presidio. Sono stati proiettati i video delle iniziative di questo anno, complimenti poi a chi ha fatto il tiramisù (era buonissimo!). Poi la serata si è conclusa con il "bentornato" alle ultime componenti della delegazione delle donne vicentine in Chiapas arrivate oggi. Prodi, stiamo arrivando... noi oggi il messaggio l'abbiamo mandato e crediamo sia pure arrivato a destinazione....
oggi il presidio permanente compie un anno. Sono passati 365 giorni da quando Prodi da Bucarest ha detto Sì al Dal Molin, ma soprattutto 365 giorni di presidio. Ricordo ancora la sera del 15 gennaio quando con un nebbione incredibile e senza illuminazione in un terreno che vedevamo per la prima volta abbiamo montato un tendone. Un'impresa da folli a ripensarci bene, ma ci siamo riusciti. Per non parlare poi della fiaccolata dell'indignazione la sera del 16 quando in 5000 siamo entrati dentro la stazione occupando i binari. Poi tutti in presidio per "l'inaugurazione"!! Era pieno di gente e avevamo i mezzi delle tv nazionali che ci illuminavano a giorno la zona. Le prime notti svegli attorno al fuoco in un campo di "sorgo". I vicini che ci portavano pranzi e cene gustose a suon di polenta, salsicce, pasta. Un sacco di curiosi, uno scaffale stracolmo di panettoni e pandori. Ora certamente abbiamo due tendoni, il riscaldamento, un container da dove trasmette Radio No Dal Molin, in un anno ne abbiamo fatte di tutti colori, ma quei primi giorni difficilmente verranno dimenticati.