05 Febbraio, 2007 13:29
Contributo di Olol sul Giornale di Vicenza di ieri
Posted by nodalmolin under [ Generale ][ (6) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
Ha ragione il ministro Parisi a definire "paradossale" la situazione determinatasi con il voto al senato in merito alla costruzione di una nuova base militare statunitense a Vicenza. Lo stesso ministro dovrebbe, allo stesso tempo, fare pubblica ammenda sull’incredibile (e per molti aspetti farsesca) gestione della vicenda, coadiuvato dal ministro D’Alema e dal premier Romano Prodi.
Se la costruzione di questa nuova struttura militare (altro che semplice ampliamento, come da qualcuno sostenuto) non fosse una questione maledettamente seria, verrebbe sinceramente da ridere. Ancor più leggendo molti interventi di autorevoli commentatori politici, molti magari con simpatie verso il centrosinistra che, pur di giustificare l’atto d’imperio voluto dai due ministri sopracitati e dal premier, dipingono i contrari alla base come struggenti (e rompiscatole) nostalgici di un ideologico antiamericanismo. Penso sia necessario rimettere ordine all’intera vicenda, per meglio capirla, e per capire i contenuti di una mobilitazione mai registrata prima d’ora a Vicenza.
Il primo elemento da considerare è la profonda crisi di rappresentanza venutasi a determinare nella vicenda Dal Molin, che coinvolge entrambi gli schieramenti. Infatti, da un lato vi è stato un comportamento al limite dell’omertoso del precedente governo Berlusconi e del suo sodale in terra berica, il sindaco Enrico Hullweck, che per due anni hanno volutamente e tenacemente nascosto alla città intera quanto invece si stava progettando; dall’altro il centrosinistra di governo ha completamente disatteso le aspettative di quanti lo avevano eletto (e a Vicenza non solo) nel segno di una discontinuità netta rispetto al precedente esecutivo. Una gestione imbarazzante, quella dei ministri competenti del governo Prodi.
Per chi la conosce, Vicenza tutto può apparire fuorchè una città a maggioranza "radical", anzi. La città è governata da due mandati dalla CdL, con un’oggettiva difficoltà politica del centrosinistra. Viene da sorridere quando i commentatori a cui accennavo prima dipingono il fronte del No alla base, composto da migliaia di persone, come dimostrato dalle straordinarie mobilitazioni degli ultimi mesi, come una frangia d’estremisti. Significa non conoscere Vicenza, significa non conoscere e/o non volere comprendere la sua composizione sociale e culturale. Parlare di cose che non si conoscono è già un pessimo metodo. Questo sì è esercizio ideologico puro e semplice.
In una città in cui tutti i rappresentanti (inascoltati) politici dell’Unione (non solo la cosiddetta sinistra radicale) sono schierati da mesi (chi più convintamente, chi più timidamente) contro la nuova base, si è formato un inedito fronte contrario formato da cittadini, di ogni orientamento politico e di diversa estrazione sociale, accomunati da una battaglia in difesa del territorio, dei beni comuni e della comunità locale, per non far diventare Vicenza avamposto logistico della guerra infinità dell’amministrazione Bush, quella stessa fallimentare strategia politica che, a parole, non è condivisa dal governo unionista, ma che sembra trovare (altro paradosso) più favori a Roma che negli stessi Stati Uniti. E’ ridicolo dichiararsi contro questa scellerata e fallimentare opzione politica per poi invece destinare il proprio territorio a supporto della stessa. Così come ridicola è stata la gestione della scelta, con Romano Prodi che la derubrica a semplice "questione urbanistica" (chissà se la considera ancora tale), giustificandosi con l’impossibilità di respingere accordi vincolanti già sottoscritti, che poi si scopre non esistere, investendo della responsabilità finale l’attuale esecutivo, in preoccupante sintonia e continuità con il precedente governo.
Sul piano politico la decisione di Prodi ha prodotto un effetto dirompente, capace di scavare un fossato enorme tra cittadini e rappresentanza politica, costringendo molti esponenti politici locali del centrosinistra a criticare forma e sostanza della scelta pro-base del governo.
L’intero stato maggiore della Margherita autosospesosi, idem i 2/3 della segreteria provinciale dei Ds, altrettanto molti esponenti dei Verdi. Il vicepresidente del Consiglio Regionale, oltre che ex-sindaco di Vicenza, il margheritino Achille Variati (tutto fuorchè un estremista) che, sulle pagine dei quotidiani locali, definisce senza mezzi termini "una vergogna" il via libera governativo. Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, illustre esponente della Margherita che, nel definire completamente sbagliata la scelta governativa, definisce il comportamento di Prodi "napoleonico". E nulla c’entra un altrettanto spesso richiamata "sindrome Nimby".
In tutta questa vicenda si percepisce l’incapacità del centrosinistra nazionale di decodificare i fenomeni sociali e politici che attraversano da anni il nordest, l’inadeguatezza di un ceto politico a trovare avanzate chiavi di lettura, capaci di rispondere in forma innovativa alle esigenze, alle irrequietezze e ai conflitti prodotti in questi territori. Altro che federalismo, qui abbiamo assistito al peggior esempio di centralismo burocratico e odioso, che trova poi sponda, come la mozione Calderoli ci ricorda, in quelli che gridavano sovente "paroni a casa nostra".
Su queste macerie si è invece formata una nuova sensibilità comune, che rivendica un protagonismo diretto nelle scelte fondamentali che riguardano l’intera comunità; una domanda forte di democrazia sostanziale, laddove la democrazia formale ha prodotto i disastri di cui sopra.
Quella per cui abbiamo deciso di mobilitarci è una questione che allude alla vita in generale, è una battaglia fortemente biopolitica. Come potrebbe essere altrimenti quando le questioni sul tappeto riguardano il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno? Non a caso uno dei tratti identitari di questo movimento è l’altissima partecipazione delle donne, delle madri, che vedono questa come una battaglia fatta soprattutto per i propri figli e per il loro avvenire, donne che qualcuno vorrebbe liquidare volgarmente come esempi di casalinghe frustrate e insoddisfatte.
Cittadini che chiedono innanzitutto il rispetto (udite udite) del patto stretto tra gli eletti e gli elettori, sancito nel programma dell’Unione. Ovvio che l’elettore, nel registrare una continuità politica tra il precedente e l’attuale governo, non possa che dichiararsi deluso e non rappresentato, cercando altre forme di protagonismo e partecipazione, altrimenti negata.
Come ricordava giustamente Gian Antonio Stella dalle pagine del Corriere della Sera, l’attuale maggioranza, allora opposizione, criticò aspramente la prova di forza del governo Berlusconi, quando la polizia attaccò violentemente la comunità della Valsusa per imporre i lavori della Tav. I vari Prodi, D’Alema e Fassino allora gridarono allo scandalo, attaccarono il metodo d’imporre con la forza, senza nessun dialogo e nessun ascolto, scelte e opere alle comunità locali. Esattamente quanto sta avvenendo ora, a parti invertite, a Vicenza.
In tutti questi mesi mai nessun ministro o esponente governativo è mai venuto a Vicenza a confrontarsi con la popolazione, a discutere con essa, rimettendo al centro dell’agire politico l’interesse collettivo e non particolare. Prodi e Parisi dicono: "non possiamo tornare indietro, c’è un ordine del giorno votato dal comune di Vicenza" (quello che ha sempre tenuto nascosta la faccenda, per intenderci). A parte il fatto che sembra perlomeno incredibile che un’amministrazione locale possa determinare scelte di questa portata, ma anche ammesso e non concesso questo, che dire ad esempio della scelta del governo di andare avanti coi lavori del Mose a Venezia, nonostante la contrarietà espressa, con voto del consiglio comunale, dall’amministrazione locale veneziana? Almeno evitino di prenderci in giro, la gente non è mica stupida.
Vorrei riportare alcuni, significativi passaggi del programma dell’Unione: "Un sistema istituzionale deve garantire, insieme, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, l’effettiva rappresentatività delle istituzioni che prendono le decisioni fondamentali per la vita associata, l’efficacia dell’azione di governo per la tutela dei diritti dei cittadini e per la realizzazione del programma sul quale ha ottenuto il consenso e l’adesione della maggioranza degli elettori." Ancora "il centrodestra non è riuscito ad assicurare, negli anni in cui è stato al governo, nessuno di questi tre elementi fondamentali. La partecipazione dei cittadini è stata ridotta negli spazi e nei modi…" e prosegue "Crediamo invece che partecipazione, rappresentanza e governabilità siano valori da preservare e garantire. Puntiamo ad ampliare ed arricchire le occasioni di partecipazione… Dovremo attivare anche strumenti nuovi che rispondano alla diffusa esigenza di partecipazione, dimostrata dal successo delle Primarie dell’Unione. Moltiplicheremo le occasioni di consultazione, promuovendo la partecipazione dei giovani e favorendo la formazione di un’opinione pubblica informata." Dulcis in fundo "Incentiveremo e diffonderemo le esperienze di democrazia partecipata a livello locale, favorendo il dialogo tra le istituzioni e i soggetti della società civile." Vi sembra che la vicenda della nuova base Usa a Vicenza risponda a questi proclami? Vi sembra rispettato il patto con chi ha permesso all’Unione, grazie al proprio voto (perché, ricordiamolo sempre, maggioranza, governo e opposizione non si trovano lì per volontà divina), di prendere in mano le redini di questo paese dopo i disastri berlusconiani? O sono i vicentini, che scopro solo ora essere notorie tribù ribelli del Nordest, che sbagliano e non riescono a sottomettersi ad una non compresa ragion di stato? Vorrei poter porre queste domande, se un ministro avesse la decenza di venire a Vicenza.
Abbiamo imparato da altre esperienze che quando è una comunità che rivendica e agisce forme dirette di partecipazione, di decisione dal basso, le battaglie, anche le più difficili, non sono mai chiuse e perse. Abbiamo visto, in questa vicenda, le forme di rappresentanza classiche dimostrare il peggio di sé, attuando e rivendicando una inaccettabile separatezza dal paese reale, dal sentire delle comunità, di chi vive nei territori, tentando d’imporre, manu militari, opere devastanti, non volute dalla popolazione, la cui voce sembra non contare nulla nei luoghi della decisionalità.
Per questi motivi bisogna continuare nelle mobilitazioni, con convinzione e fantasia, inventandosi quotidianamente forme innovative di linguaggio e di pratica, capaci di allargare ulteriormente il consenso e la condivisione, mantenendo l’unitarietà di questo movimento nel rispetto delle sue differenze. Per quanto mi riguarda, continuo assieme a questa straordinaria comunità, che ha deciso di non richiudersi in una muta rassegnazione continuando invece a mobilitarsi, a lottare per impedire questo scempio. Questo è il contributo che, come cittadino innanzitutto, voglio portare all’interno della grande manifestazione del 17 febbraio.
Olol Jackson





05/02/2007, 15:53
Le bugie ufficiali della guerra in Iraq
ERANO PELLEGRINI E NON TERRORISTI I 300 MORTI DI NAJAF
Le fonti ufficiali hanno raccontato di un’azione ben concertata tra forze irachene e americane contro un gruppo di terroristi asserragliati a Najaf, con l’eliminazione di 300 insorti. In realtà, secondo quanto racconta Patrick Cockburn, inviato del quotidiano britannico The Indipendent, si è trattato di un tragico errore: i 300 erano in realtà pellegrini.
ROMA - Anche Globalpress Italia aveva dato una versione così come le fonti ufficiali l’avevano passata, sulla strage di domenica scorsa a Najaf in Iraq. Ma i fatti non sono andati così come sono stati raccontati dalle autorità irachene e americane.
Il racconto ufficiale spiegava che, il 29 gennaio scorso, i militari iracheni, all’alba della notte tra il 27 e il 28 gennaio, per 15 ore, avevano combattuto una feroce battaglia nel villaggio di Zarqa, a pochi chilometri dalla città di Najaf, uno dei massimi luoghi di culto per gli sciiti.
Milioni di fedeli accorrono per la ricorrenza dell’ashurà
Proprio in quei giorni, per celebrare la ricorrenza dell’ashurà, la più importante festività sciita, nella città irachena erano accorsi milioni di fedeli. Tra loro, secondo il governo di Baghdad, si nascondeva un gruppo armato molto pericoloso, guidato da Ahmed al-Hassani, conosciuto anche come Abu Kamar (che si faceva chiamare il Mahdi, come il messia che attendono gli sciiti), forte di circa 600 uomini, ben armati e addestrati, sia sunniti che sciiti. Il gruppo, chiamato i ‘soldati del Paradiso’, si preparava, nascosto in un frutteto appena fuori città, ad assassinare una serie di eminenti personalità sciite accorse a Najaf per la festività. Ma l’esercito iracheno, con il supporto aereo Usa, ha attaccato il gruppo e il bilancio alla fine della battaglia è stato molto pesante: circa 300 guerriglieri uccisi, altrettanti feriti o arrestati, 25 militari iracheni morti in combattimento e un elicottero Usa abbattuto con i due piloti a bordo. Una mattanza, salutata come una grande operazione anti-terrorismo e celebrata come una grande prova di efficienza dell’esercito iracheno, per il cui addestramento l’amministrazione Bush ha stanziato miliardi di dollari dei contribuenti statunitensi (e anche di quelli italiani, almeno fino a quando l’Italia era in Iraq). Le immagini dei militari di Baghdad che esultano dopo la vittoria fanno il giro delle agenzie.
E questa è la versione ufficiale, ma al giornalista inglese Patrick Cockburn raccontano una versione differente.
La versione della gente di Najaf
Innanzitutto bisogna puntualizzare che la setta di al-Hassani non è affatto un gruppo d’insorti, ma anzi sarebbe un gruppo pacifico che, composto da sunniti e sciiti, si oppone alla violenza interconfessionale che sta insanguinando l’Iraq. E proprio per questo atteggiamento non è amata dal Consiglio Supremo per la Rivoluzione islamica in Iraq (Sciri), la principale fazione sciita irachena, vicina all’Iran. Lo Sciri controlla Najaf e non gradisce il fatto che al-Hassani stia arrivando, con un codazzo di centinaia di fedeli, in quanto il predicatore appartiene alla tribù degli Hawatim che, con la tribù dei Khaza'il, si oppone allo strapotere dello Sciri sulla città santa sciita.
Il corteo, sempre secondo le ricostruzioni della stampa irachena, arriva all’altezza del villaggio di Zarqa, dove si imbatte in un checkpoint. Tutti i fedeli viaggiano a piedi, tranne al-Hassani, sua moglie e l’autista, che si trovano su una Toyota. I militari al posto di blocco, probabilmente per un ordine ricevuto in precedenza, aprono il fuoco uccidendo il leader religioso. Scoppia immediatamente la rabbia dei pellegrini che si scagliano contro i militari. Questi chiedono allora il supporto aereo Usa dicendo di essere attaccati da un gruppo di al-Qaeda. Gli elicotteri Apache statunitensi arrivano, e uno viene anche abbattuto. È la strage.
Il giornalista inglese raccoglie le dichiarazioni degli anziani della tribù: «Andavamo a celebrare le nostre festività, come ogni anno, quando siamo stati attaccati - racconta al giornalista, Jabbar al-Hatami, membro della tribù di al-Hassani - la versione dei militari iracheni è l’ennesima bugia di questa guerra, noi abbiamo provato a spiegare che stavano sparando su degli innocenti, ma è scoppiato il finimondo».
Ahmed, un capo della tribù Khaza’l, racconta: «Il problema è che noi rappresentiamo due tribù alleate, con sunniti e sciiti, e non siamo servi dell’Iran come loro. Questo ci porta a essere indipendenti e a opporci all’occupazione straniera. Le nostre tribù erano un obiettivo, che adesso è stato colpito. Gli elicotteri Usa hanno partecipato all’azione, hanno massacrato dei pellegrini indifesi senza farsi nessun problema”.
Il governatore di Najaf è un membro dello Sciri, quindi di parte e non è in grado di fornire una versione al di sopra delle parti. Quella di domenica quindi è destinata a essere ricordata come una delle tante stragi d’innocenti di questa assurda guerra.
http://www.globalpress.it/index.php?variabile=articolo&code=674&bot1=1&bot11=11_on&title=Mondo
05/02/2007, 16:11
grande Olol!!! spacchiamo sto governo luamaro!
05/02/2007, 17:38
cavoli ....democrazia e pace pura... io credo che se solo uno di voi avesse il potere qui si diventerebbe come ai tempi di saddam ovvero :sei con me= vivo , sei contro di me=morto
06/02/2007, 16:01
Ma tu non sai neanche di cosa stai parlando:
Se c'è un governo di merda lo si butta via,
non si sta a subire come lobotomizzati.
Dovrebbe essere ovvio che qualunque governo è maligno,può fare meno bene e meno male, ma alla fine rappresenterà sempre gli interessi del più forte.
Quindi il nostro dovere è scuoterlo duramente.
Ma mi chiedo che te lo dico a fare
26/02/2007, 16:56
Buon giorno.
hmmm i non ottiene un piccolo, e come ottenere qualcosa di simile
http://formazione-corso.corsi-di-formazione.org formazione corso
Sono rifinito..
03/03/2007, 03:20
Nizza, tipi piacevoli del lavoro, ma dove posso vedere le cartoline elettroniche,
ho trovato soltanto la falsificazione come quello
[URL=http://cartoline-natalizie.cartolina-natale.com]cartoline natalizie[/URL]
Ciaooo...