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Volevano mettere in scena una città accondiscendente, che si piega alla volontà statunitense e accoglie con bandierine e sorrisi la nuova base militare al Dal Molin; avevano preparato tutto con criterio: la banda militare sul palco, le autorità cittadine invitate a sedersi in prima fila, la claque del signor Cattaneo pronta a scattare sull’attenti e applaudire le performances di quella che
hanno pomposamente definito “l’orchestra dell’amicizia”. E poi transenne, check point, metal detector e perquisizioni per far si che il pubblico fosse totalmente embedded, come piace a loro.

Ebbene, hanno fatto una figuraccia. Perché i vicentini non hanno accettato la provocazione e hanno disertato l’esibizione; perché l’enorme apparato di sicurezza messo in piedi ha restituito l’immagine di una banda
assediata, costretta ad esibirsi sotto la protezione di cordoni di polizia e transenne; perché i cittadini contrari al Dal Molin hanno suonato un’altra musica con le proprie pentole, le proprie trombe, i propri tamburi e i propri fischietti. Quella musica che per mesi hanno fatto finta di non sentire, ma che ieri ha rovinato l’iniziativa propagandistica con la quale comando statunitense ed
amministrazione comunale speravano di rifarsi il look.

 (Continua)